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Conoscere le erbe: melissa

La melissa, il cui nome scientifico è Melissa officinalis, è una profumatissima pianta erbacea perenne originaria del Sud Europa e dell’Asia. I fiori e le foglie di melissa sono utilizzati da millenni a scopo terapeutico, se ne parla infatti già in Historia Plantarum (300 a.C.) e in Materia Medica (50-80 a.C.).
In epoche meno remote ne fa menzione il grande alchimista e medico svizzero Paracelso, secondo il quale, la melissa, sarebbe in grado di “rinvigorire completamente un uomo e dovrebbe essere utilizzata per tutti i disturbi che si ritengano derivati da uno stato di disordine del sistema nervoso”.
Oggi abbiamo la conferma di ciò che scriveva Paracelso, sappiamo infatti con certezza scientifica che la melissa ha proprietà sedative e ansiolitiche in grado di avere anche effetti benefici sul cervello e sulle funzioni cognitive, in particolare sulla memoria (Kennedy et al., 2002b). [1] E’ pertanto un utilissimo alleato contro la depressione, i disturbi del sonno e lo stress in generale. Le proprietà sedative e calmanti la rendono indicata contro la tosse, il mal di testa, i dolori mestruali e la febbre.
Sembra inoltre avere proprietà antiossidanti dieci volte più forti rispetto alla vitamina C e alla vitamina B [2]
La ricerca si sta per questo orientando anche sulla sua attività antitumorale. Secondo uno studio pubblicato lo scorso anno l’estratto metanolico al 96%, grazie ai polifenoli presenti, in particolare l’acido rosmarinico, potrebbe essere in grado di inibire la progressione cellulare delle cellule maligne di tumore al seno, senza citotossicità sulle cellule sane. [3]
L’estratto di melissa ha mostrato un effetto antitumorale contro il tumore al fegato, incrementando i livelli di glutatione nei ratti, mentre un’attività citotossica è stata evidenziata anche in linee cellulari umane di carcinoma polmonare, gastrico [4] e del colon. [5]

Assunzione

La melissa può essere assunta per bocca come tisana, infuso o decotto, tintura madre, olio essenziale, compresse o mediante applicazione topica (creme e oli).

Controindicazioni

Così come la maggior parte degli elementi fitoterapici, anche la melissa può avere delle controindicazioni: poiché inibisce in parte l’attività della tiroide, l’uso di questo fitoterapico è sconsigliato nei soggetti che soffrono di ipotiroidismo.
E’ pertanto sconsigliata l’assunzione durante gravidanza e allattamento (la funzionalità della tiroide materna è fondamentale per lo sviluppo del cervello del feto e del neonato).
Recenti studi hanno dimostrato che questa pianta potrebbe aumentare la pressione intraoculare, è quindi sconsigliato utilizzarla a chi soffre di glaucoma.
Le controindicazioni sono molto ridotte, se non inesistenti, nel caso di assunzione come tisana.

[1] A. Scholey, C. Stough, 11 – Neurocognitive effects of herbal extracts, In Woodhead Publishing Series in Food Science, Technology and Nutrition, Lifetime Nutritional Influences on Cognition, Behaviour and Psychiatric Illness, Woodhead Publishing, 2011, Pages 272-297

[2] Popova, A., Dalemska, Z., Mihaylova, D., Hristova, I., & Alexieva, I. (2016). Melissa officinalis L.—GC profile and antioxidant activity. Int. J. Pharmacogn. Phytochem. Res, 8, 634-638.

[3] Ghiulai, R., Avram, S., Stoian, D., Pavel, I. Z., Coricovac, D., Oprean, C., Vlase, L., Farcas, C., Mioc, M., Minda, D., Motoc, A., Szuhanek, C., Danciu, C., Soica, C., & Sima, L. (2020). Lemon Balm Extracts Prevent Breast Cancer Progression In Vitro and In Ovo on Chorioallantoic Membrane Assay. Evidence-based complementary and alternative medicine : eCAM, 2020, 6489159. https://doi.org/10.1155/2020/6489159

[4] Talib, W. H., Al-Ataby, I. A., Mahmod, A. I., Jawarneh, S., Al Kury, L. T., & Al-Yasari, I. H. (2020). The Impact of Herbal Infusion Consumption on Oxidative Stress and Cancer: The Good, the Bad, the Misunderstood. Molecules (Basel, Switzerland), 25(18), 4207. https://doi.org/10.3390/molecules25184207

[5] Weidner, C., Rousseau, M., Plauth, A., Wowro, S. J., Fischer, C., Abdel-Aziz, H., & Sauer, S. (2015). Melissa officinalis extract induces apoptosis and inhibits proliferation in colon cancer cells through formation of reactive oxygen species. Phytomedicine : international journal of phytotherapy and phytopharmacology, 22(2), 262–270. https://doi.org/10.1016/j.phymed.2014.12.008

liquirizia

Covid-19 e liquirizia

Nella giornata di ieri (27-12-2020) è uscita sui giornali una notizia assai bizzarra: il presidente del Turkmenistan propone la liquirizia come cura per il Covid (Ansa).
La notizia viene riportata con una non troppo velata accusa di complottismo, negazionismo o che dir si voglia contro il politico turkmeno, sostenendo che non ci sia alcuna prova.
Siamo sicuri che davvero non ci siano prove scientifiche che avvalorino la tesi del presidente Berdymoukhamedov?

In realtà è vero il contrario: ci sono già numerosissime ricerche scientifiche, pubblicate su note riviste, che parlano della glicirizzina come una sostanza la cui attività antivirale contro il virus SARS‐CoV è stata già confermata [1]. Vediamo un po’ più in dettaglio.

La glicirrizina è un glicoside saponinico tri-terpenoide che rappresenta il principio attivo dell’estratto di liquirizia. In ambito fitoterapico e farmacologico questa sostanza viene utilizzata come espettorante e come gastroprotettore nell’ulcera peptica. Dalla liquirizia si estrae inoltre l’acido glicirrizico, dalla cui idrolisi si ottiene l’enoxolone (acido glicirretinico). Questa sostanza ha note proprietà farmacologiche: antivirale, antifungina, antiprotozoica, antibatterica, eupeptica, emolliente, antiflogistica e citoprotettiva. Inoltre, l’acido glicirretinico, assieme all’acido glicirrizico, ha azione epatoprotettiva, ha effetti positivi sui danni cerebrali dovuti a ischemia e risulta addirittura avere un effetto sinergico con i farmaci antitumorali[2].

Questa incredibile sostanza naturale è oggetto di studi scientifici da anni e le ricerche hanno evidenziato importantissime attività antivirali (Tabella 1) contro il coronavirus della SARS (SARS-CoV). E’ qui opportuno sottolineare come SARS-CoV e SARS-CoV-2 siano relativamente simili ed appartengano alla stessa famiglia, sebbene il secondo sia più contagioso. Quanto sappiamo oggi su Covid-19 deriva in gran parte dagli studi effettuati sul SARS-CoV.

Tabella 1. Studi preclinici e clinici sull’attività della glicirrizina contro la sindrome respiratoria acuta grave coronavirus (SARS – CoV)

Un importantissimo studio italiano, condotto dall’Università Federico II di Napoli, ha evidenziato che la glicirizzina ha la capacità di ostacolare l’ingresso del virus Sars-Cov-2 all’interno delle cellule umane, ed è in grado, in vitro, di legarsi al recettore Ace delle cellule umane e alla proteina Spike del virus, rispettivamente la serratura e la chiave di accesso del virus all’interno delle cellule dell’organismo umano. La glicirrizina pertanto sarebbe in grado di ostacolare l’interazione di queste due componenti tra loro, e come risultato provocherebbe l’oggettiva difficoltà da parte del virus di entrare nella cellula umana e di replicarsi[3].
Alla luce di queste scoperte viene da chiedersi se sia stato davvero opportuno un atteggiamento di sfida e di scherno in risposta alle dichiarazioni del presidente turkmeno, da parte di diversi importanti quotidiani.

[1]Chrzanowski, J, Chrzanowska, A, Graboń, W. Glycyrrhizin: An old weapon against a novel coronavirus. Phytotherapy Research. 2020; 1– 8. https://doi.org/10.1002/ptr.6852

[2] “Acido glicirretico” Wikipedia, Wikimedia Foundation, ultima revisione 27 giugno 2019, https://it.wikipedia.org/wiki/Acido_glicirretico

[3] Hijacking SARS-Cov-2/ACE2 receptor interaction by natural and semi-synthetic steroidal agents acting on functional pockets on receptor binding region Adriana Carino, Federica Moraca, Bianca Fiorillo, Silvia Marchianò, Valentina Sepe, Michele Biagioli, Claudia Finamore, Silvia Bozza, Daniela Francisci, Eleonora Distrutti, Bruno Catalanotti, Angela Zampella, Stefano Fiorucci bioRxiv 2020.06.10.144964; doi: https://doi.org/10.1101/2020.06.10.144964


erbe-medicinali

Conoscere le erbe, la fitoterapia

Conoscere le erbe è la prima rubrica riguardante le medicine alternative sul blog Effetto Placebo. Si parla infatti di erbe medicinali, ovvero di fitoterapia, termine che viene dal greco phytón (pianta) e therapéia (cura), che si riferisce appunto a quella scienza medica che utilizza l’effetto terapeutico delle piante per guarire malattie di varia natura.
In questa serie di articoli verranno descritte erbe officinali di uso comune, andando a cercare nei database accademico-scientifici conferme sulle proprietà terapeutiche dei principi attivi che gli antichi conoscevano bene per sperimentazione o, forse, addirittura per intuizione. Quando si parla di erbe ci si riferisce evidentemente a prodotti naturali, ma è necessario mettere in guardia da un utilizzo improprio della fitoterapia, perché naturale non sempre significa innocuo o privo di effetti collaterali.

Le proprietà curative delle erbe stanno ricevendo un’attenzione sempre maggiore nella ricerca scientifica e nei dibattiti sulla salute a livello globale.
L’utilizzo delle erbe nella medicina moderna cinese ha svolto un ruolo di primo piano nella strategia per contenere e trattare la sindrome respiratoria acuta grave (SARS), ma anche il Covid-19[1] e tantissime altre malattie. La scienza medica occidentale utilizza i principi attivi delle erbe comunemente, basti pensare all’acido acetilsalicilico, comunemente noto con il nome di aspirina, il più conosciuto dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), che altro non è se non un derivato acetilato dell’acido salicilico, una sostanza ottenuta da un glucoside presente nella corteccia del salice, la salicina. Altri principi attivi di origine vegetale (Fig. 1), tra cui anche antitumorali, sono comunemente utilizzati nella farmacoterapia tradizionale.

Fig. 1 Principi attivi di origine vegetale in uso nella farmacoterapia tradizionale


La scienza odierna non scopre niente di nuovo, nel caso della Vinca rosea, il cui principio attivo è un potente antitumorale (Vincristina, fig.2) tutt’altro che privo di effetti collaterali e utilizzato dalla metà del secolo scorso per curare vari tipi di neoplasie ematologiche (leucemie linfomi e mieloma), parliamo di una pianta i cui usi terapeutici sono attestati già nella civiltà sumerica del 2600a.C.[2].

Erbe terapeutiche:

Zenzero
Malva
Gramigna
Melissa

[1] Xiong X, Wang P, Su K, Cho WC, Xing Y. Chinese herbal medicine for coronavirus disease 2019: A systematic review and meta-analysis. Pharmacol Res. 2020;160:105056. doi:10.1016/j.phrs.2020.105056

[2] Nejat N, Valdiani A, Cahill D, Tan YH, Maziah M, Abiri R. Ornamental exterior versus therapeutic interior of Madagascar periwinkle (Catharanthus roseus): the two faces of a versatile herb. ScientificWorldJournal. 2015;2015:982412. doi:10.1155/2015/982412

malva

Conoscere le erbe: malva

La malva (Malva sylvestris) è una pianta biennale dalla quale si formano degli stupendi fiori a cinque petali, che hanno una forma che ricorda vagamente quella di un cuore. Il colore del fiore schiuso è rosa vivace e diventa violaceo quando si richiude e si secca.
Così come la gramigna e lo zenzero di cui abbiamo già parlato, anche la malva è nota e utilizzata dai tempi antichi a scopo medicinale per le sue proprietà, e utilizzata anche oggi per il trattamento di varie sintomatologie, anche in ambito farmacologico.
Sia le foglie che le radici e i fiori di malva sono edibili e vengono solitamente assunti sotto forma di infusi. La pianta ha ben note proprietà leggermente lassative, diuretiche e antinfiammatorie che possono promuovere l’eliminazione del muco dall’organismo.


Recenti studi hanno confermato che la malva può essere molto utile nel trattamento di malattie dermatologiche come la psoriasi[1]. Può inoltre aiutare a prevenire gli infarti del miocardio. Secondo un articolo pubblicato a settembre 2020 sul journal Frontiers in pharmacology, infatti, un pretrattamento con malva nei topi ha ridotto il danneggiamento di tessuto ischemico al cuore, ripristinando i livelli di concentrazione di superossido dismutasi (SOD) e catalasi (CAT), due enzimi che combattono lo stress ossidativo, e diminuendo i livelli di malondialdeide (MDA), una sostanza che, al contrario, indica la presenza di deterioramento cellulare e stress ossidativo[2].
Un altro studio, pubblicato sempre nel 2020, stavolta sul journal Cancers, ci fa invece capire che questa pianta ha anche delle importanti proprietà antitumorali, l’estratto metanolico di foglie di Malva pseudolavatera Webb & Berthel. ha dimostrato un effetto anti-proliferativo e pro-apoptotico sulle linee cellulari di leucemia mieloide acuta[3].

Assunzione

Della malva si utilizzano sia i fiori che le foglie per la preparazione di infusi o decotti. E’ possibile trovare in commercio anche estratto e tintura madre e si può utilizzare anche a livello cutaneo sotto forma di crema.

Controindicazioni

La malva non presenta particolari controindicazioni, nemmeno per le donne in gravidanza, fatto salvo eventuale ipersensibilità ai principi attivi malvina e la malvidina. Può inoltre avere un blando effetto lassativo.

[1] Prudente AS, Sponchiado G, Mendes DAGB, Soley BS, Cabrini DA, Otuki MF. Pre-clinical efficacy assessment of Malva sylvestris on chronic skin inflammation. Biomed Pharmacother. 2017 Sep;93:852-860. doi: 10.1016/j.biopha.2017.06.083. Epub 2017 Jul 12. PMID: 28711022.

[2] Xiao, Y., Oumarou, D. B., Wang, S., & Liu, Y. (2020). Circular RNA Involved in the Protective Effect of Malva sylvestris L. on Myocardial Ischemic/Re-Perfused Injury. Frontiers in pharmacology, 11, 520486. https://doi.org/10.3389/fphar.2020.520486

[3] El Khoury, M., Haykal, T., Hodroj, M. H., Najem, S. A., Sarkis, R., Taleb, R. I., & Rizk, S. (2020). Malva pseudolavatera Leaf Extract Promotes ROS Induction Leading to Apoptosis in Acute Myeloid Leukemia Cells In Vitro. Cancers, 12(2), 435. https://doi.org/10.3390/cancers12020435

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Conoscere le erbe: gramigna

La gramigna è un’erba infestante particolarmente comune dalle eccezionali proprietà fitoterapiche. Nei tempi passati era anche chiamata “grano selvatico” (Agropyrum), perché vagamente somigliante alle spighe del grano.
Il binomio scientifico della gramigna maggiormente diffuso è Elymus repens, alle volte si trova come Agropyron repens, Elytrigia repens oppure anche Triticum repens (nome scientifico che si trova nei testi antichi del XVIII e IX secolo).

L’erba contiene polisaccaridi (triticina, inositolo, mannitolo, mucillagini) e un olio essenziale.
Dai tempi antichi la gramigna viene impiegata per le indiscusse proprietà benefiche come diuretico e antinfiammatorio. Viene oggi utilizzata come rimedio anche contro dolori reumatici, gotta, disturbi cutanei di vario tipo e tosse, in quanto avrebbe proprietà lenitive per le mucose date dalle mucillagini in essa contenute[1].

Recenti studi scientifici hanno inoltre confermato che questa “erbaccia infestante” è in grado di prevenire e curare la calcolosi urinaria (o urolitiasi) dissolvendo i calcoli e inibendo il loro processo di formazione[2].

Assunzione

Tisana: in mezzo litro di acqua bollente, lasciare in infusione due cucchiai di polvere di radice per almeno 10 minuti, filtrare e berne 2 tazze al dì, lontano dai pasti;

Decotto: bollire 10 min. 5-10 g di gramigna per tazza di acqua; berne anche più di 2 tazze al dì;

Tintura Madre: preparata dai rizomi freschi, tit.alcol.65° XL, gtt 3 volte al dì.

Controindicazioni

La gramigna è un’erba generalmente ben tollerata ma è bene evitarla nei soggetti allergici o con ipersensibilità alle Graminacee. E’ inoltre necessario consultare il proprio medico se si soffre di insufficienza renale o si stanno assumendo farmaci diuretici.

[2] Kasote D., Jagtap S.D., Thapa D., Khyade M.S., Russell W.R., (2017), Herbal remedies for urinary stones used in India and China: A review, Journal of Ethnopharmacology 203, 55-68

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Conoscere le erbe: zenzero

Iniziato l’autunno sono arrivati i primi raffreddori e influenze. Per quanto in tempi di Covid avere l’influenza possa apparire molto serio, in realtà un raffreddore, nome comune per definire una rinofaringite acuta infettiva virale causata solitamente da rhinovirus, può essere facilmente guaribile anche senza ricorrere ai medicinali (previo parere medico).

Esistono, come noto, vari ingredienti che la natura offre (ingredienti che in buona parte dei casi rappresentano i principi attivi dei medicinali che troviamo in farmacia) per facilitare il processo di guarigione, e su questo blog cercherò di affrontare l’argomento anche in maniera approfondita. Uno di questi rimedi naturali è senz’altro lo zenzero (Zingiber officinalis) il cui termine è di origine sanscrita (srngaveram) e significa “radice cornuta”. Si tratta di una pianta appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae, originaria della Cina meridionale, ma oggi largamente coltivata anche nella fascia tropicale e subtropicale e che presto vedremo, per fortuna, in vendita nei supermercati anche da agricoltura 100% italiana, grazie al Consorzio zenzero italiano.

Non ci sono antivirali efficaci per curare il “raffreddore” e sono poche anche le misure di prevenzione che ci offre la scienza medica tradizionale, ma questa pianta è utilizzata da 2.500 anni con effetti positivi anche in caso di febbre1.

Alla base delle proprietà curative del “ginger” ci sono i suoi composti bioattivi, tra i quali gingeroli, paradol, zingerone e shogaoli, ingredienti preziosi in grado di prevenire vari tumori portando all’apoptosi cellulare e all’inibizione della progressione del ciclo cellulare2. Secondo uno studio importante, oltre alle ben documentate proprietà antitumorali questa pianta, grazie ad un’azione anti-infiammatoria, può contribuire a ridurre il dolore muscolare a seguito di uno sforzo fisico e migliorare inoltre le condizioni dovute a disordini cardiovascolari, gastrointestinali e diabete mellito3.

Le pubblicazioni accademico-scientifiche sullo zenzero degli ultimi 10 anni sono ben 2580.

[1] Ali BH, Blunden G, Tanira MO, et al. Some phytochemical, pharmacological and toxicological properties of ginger (Zingiber officinale Roscoe): A review of recent research. Food Chem Toxicol. 2008;46(2):409–420. [PubMed] [Google Scholar]

[2] Nafiseh Shokri Mashhadi, Reza Ghiasvand, Gholamreza Askari, Mitra Hariri, Leila Darvishi, and Mohammad Reza Mofid Anti-Oxidative and Anti-Inflammatory Effects of Ginger in Health and Physical Activity: Review of Current Evidence . Int J Prev Med. 2013 Apr; 4(Suppl 1): S36–S42.

[3] Ann M. Bode and Zigang Dong. The Amazing and Mighty Ginger. Herbal Medicine: Biomolecular and Clinical Aspects. 2nd edition. Chapter 7