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Curarsi con le erbe, la fitoterapia

Curarsi con le erbe è la prima rubrica riguardante le medicine alternative che ho avuto idea di scrivere qui su Effetto Placebo. In questa serie di articoli mi piacerebbe descrivere erbe officinali di uso comune, andando a cercare nei database accademico-scientifici conferme sulle proprietà terapeutiche dei principi attivi che gli antichi conoscevano bene per sperimentazione o, forse, addirittura per intuizione. Il titolo potrebbe apparire clickbait, ma l’intenzione dell’articolo è quella, non soltanto di evidenziare l’ormai evidente effetto curativo delle erbe medicinali e officinali, ma anche di mettere in guardia da un utilizzo improprio della fitoterapia, perché naturale non sempre significa innocuo o privo di effetti collaterali.

Le proprietà curative delle erbe stanno ricevendo un’attenzione sempre maggiore nella ricerca scientifica e nei dibattiti sulla salute a livello globale.
L’utilizzo delle erbe nella medicina moderna cinese ha svolto un ruolo di primo piano nella strategia per contenere e trattare la sindrome respiratoria acuta grave (SARS), ma anche il Covid-19[1] e tantissime altre malattie. La scienza medica occidentale utilizza i principi attivi delle erbe comunemente, basti pensare all’acido acetilsalicilico, comunemente noto con il nome di aspirina, il più conosciuto dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), che altro non è se non un derivato acetilato dell’acido salicilico, una sostanza ottenuta da un glucoside presente nella corteccia del salice, la salicina. Altri principi attivi di origine vegetale (Fig. 1), tra cui anche antitumorali, sono comunemente utilizzati nella farmacoterapia tradizionale.

Fig. 1 Principi attivi di origine vegetale in uso nella farmacoterapia tradizionale


La scienza odierna non scopre niente di nuovo, nel caso della Vinca rosea, il cui principio attivo è un potente antitumorale, tutt’altro che privo di effetti collaterali, utilizzato dalla metà del secolo scorso per curare vari tipi di neoplasie ematologiche (leucemie linfomi e mieloma), parliamo di una pianta i cui usi terapeutici sono attestati già nella civiltà sumerica del 2600a.C.[2].
La fitoterapia (dal greco phythòn = pianta) rappresenta infatti la prima pratica terapeutica storicamente conosciuta: il mito di Glauco, figlio di Poseidone, dal valore simbolico straordinario, è esempio lampante di come le erbe, fin dall’antichità, siano state associate a potenti proprietà curative.

[1] Xiong X, Wang P, Su K, Cho WC, Xing Y. Chinese herbal medicine for coronavirus disease 2019: A systematic review and meta-analysis. Pharmacol Res. 2020;160:105056. doi:10.1016/j.phrs.2020.105056

[2] Nejat N, Valdiani A, Cahill D, Tan YH, Maziah M, Abiri R. Ornamental exterior versus therapeutic interior of Madagascar periwinkle (Catharanthus roseus): the two faces of a versatile herb. ScientificWorldJournal. 2015;2015:982412. doi:10.1155/2015/982412

malva

Curarsi con le erbe: malva

La malva (Malva sylvestris) è una pianta biennale dalla quale si formano degli stupendi fiori a cinque petali, che hanno una forma che ricorda vagamente quella di un cuore. Il colore del fiore schiuso è rosa vivace e diventa violaceo quando si richiude e si secca.
Così come la gramigna e lo zenzero di cui abbiamo già parlato, anche la malva è nota e utilizzata dai tempi antichi a scopo medicinale per le sue proprietà, e utilizzata anche oggi per il trattamento di varie sintomatologie, anche in ambito farmacologico.
Sia le foglie che le radici e i fiori di malva sono edibili e vengono solitamente assunti sotto forma di infusi. La pianta ha ben note proprietà leggermente lassative, diuretiche e antinfiammatorie che possono promuovere l’eliminazione del muco dall’organismo.


Recenti studi hanno confermato che la malva può essere molto utile nel trattamento di malattie dermatologiche come la psoriasi[1]. Può inoltre aiutare a prevenire gli infarti del miocardio. Secondo un articolo pubblicato a settembre 2020 sul journal Frontiers in pharmacology, infatti, un pretrattamento con malva nei topi ha ridotto il danneggiamento di tessuto ischemico al cuore, ripristinando i livelli di concentrazione di superossido dismutasi (SOD) e catalasi (CAT), due enzimi che combattono lo stress ossidativo, e diminuendo i livelli di malondialdeide (MDA), una sostanza che, al contrario, indica la presenza di deterioramento cellulare e stress ossidativo[2].
Un altro studio, pubblicato sempre nel 2020, stavolta sul journal Cancers, ci fa invece capire che questa pianta ha anche delle importanti proprietà antitumorali, l’estratto metanolico di foglie di Malva pseudolavatera Webb & Berthel. ha dimostrato un effetto anti-proliferativo e pro-apoptotico sulle linee cellulari di leucemia mieloide acuta[3].

[1] Prudente AS, Sponchiado G, Mendes DAGB, Soley BS, Cabrini DA, Otuki MF. Pre-clinical efficacy assessment of Malva sylvestris on chronic skin inflammation. Biomed Pharmacother. 2017 Sep;93:852-860. doi: 10.1016/j.biopha.2017.06.083. Epub 2017 Jul 12. PMID: 28711022.

[2] Xiao, Y., Oumarou, D. B., Wang, S., & Liu, Y. (2020). Circular RNA Involved in the Protective Effect of Malva sylvestris L. on Myocardial Ischemic/Re-Perfused Injury. Frontiers in pharmacology, 11, 520486. https://doi.org/10.3389/fphar.2020.520486

[3] El Khoury, M., Haykal, T., Hodroj, M. H., Najem, S. A., Sarkis, R., Taleb, R. I., & Rizk, S. (2020). Malva pseudolavatera Leaf Extract Promotes ROS Induction Leading to Apoptosis in Acute Myeloid Leukemia Cells In Vitro. Cancers, 12(2), 435. https://doi.org/10.3390/cancers12020435