ghandi

Digiuno, un prezioso alleato

Io so pensare. So aspettare. So digiunare.

E’ questa la risposta che Herman Hesse mette in bocca a Siddharta, alla domanda del mercante Kamaswami: “che cosa hai appreso, che sai fare?”
Sembra che oggi, forse più che mai, l’inclinazione di Siddharta nei confronti della vita sia sempre più lontana dalle nostre attitudini. Noi odierni occidentali, infatti, non digiuniamo, anzi Wikipedia ci educe : “la medicina considera dannoso e pericoloso per la salute un digiuno prolungato”[1]. Inoltre, guardando ai nostri ritmi frenetici, alla brama del tutto e subito, e alla nostra mente spesso purtroppo “intossicata” dall’ansia e dall’apprensione, si direbbe che non sappiamo nemmeno aspettare. Riguardo al pensare, evito di esprimermi, perché mi dilungherei oltremodo, dando troppa enfasi a questo preambolo, e lascio invece ogni conclusione a te che leggi.

Il digiuno è una pratica antichissima, portata avanti storicamente per ragioni legate alla religione, ma anche alla politica. Nella Bibbia viene menzionato almeno 50 volte, tra Antico e Nuovo Testamento. E’ noto che Gesù, secondo i testi sacri, abbia digiunato per 40 giorni e lo stesso si dice abbia fatto Pitagora. A livello politico sappiamo dell’attivismo di Ghandi che ha fatto del digiuno non soltanto una pratica ascetica e religiosa, ma anche un efficace strumento di pace per influenzare la politica e fermare le atrocità che si perpetravano nell’India del secolo scorso.

Sembra che negli ultimi anni i meccanismi innescati dal digiuno, anche prolungato, abbiano attirato anche l’attenzione dei ricercatori: cercando la parola “fasting” sul noto repository NCBI, ci si rende conto che sul digiuno, soltanto negli ultimi 12 mesi, sono state scritte 21677 pubblicazioni. Negli ultimi 5 anni troviamo 103.961 risultati e negli ultimi 10 anni ne troviamo invece 173.347.
La crescente attenzione della comunità scientifica verso il digiuno è senza dubbio spinta dagli incoraggianti risultati delle ricerche.
Un recente studio, pubblicato nel 2019 sulla rivista scientifica PLOS ONE, frutto di un’osservazione di un anno su 1422 soggetti che hanno fatto periodi di digiuno dai 4 ai 21 giorni, di fatto sembra smentire ciò che è stato scritto da Wikipedia, dimostrando un benefico effetto modulante del digiuno sui lipidi nel sangue, sulla regolazione del metabolismo del glucosio e su altri parametri ematici generali correlati alla salute. In tutti i gruppi osservati, il digiuno ha portato un aumento del benessere fisico ed emotivo. Tra i 404 soggetti con disturbi di salute preesistenti, 341 (84,4%) hanno riportato un miglioramento, mentre gli effetti avversi sono stati riportati in meno dell’1% dei partecipanti[2].
E’ senza dubbio degno di essere qui riportato anche uno studio tutto italiano, pubblicato sulla rivista oncologica Nature Reviews Cancer nel 2019, secondo il quale la vulnerabilità delle cellule tumorali alla privazione dei nutrienti e la loro dipendenza da metaboliti specifici siano segni distintivi emergenti del cancro e quindi il digiuno o le diete che imitano il digiuno (FMD) portando a forti alterazioni nei fattori di crescita e nei livelli dei metaboliti, generino ambienti in grado di ridurre la capacità delle cellule tumorali di adattarsi e sopravvivere[3]. Secondo lo stesso studio, il digiuno è dunque in grado di migliorare gli effetti anticancro delle chemio e radioterapie e ridurne i danni a carico dei tessuti sani.
Il digiuno, fatto con criterio, è pertanto un potente alleato del nostro sistema immunitario e potrebbe, il condizionale è d’obbligo per la scarsità di studi clinici, non solo aiutare a prevenire l’infezione virale da SARS-CoV-2[4], ma anche innescare processi di autofagia ed in particolare di virofagia per la cura dell’infezione da Covid-19[5].

[1] “Digiuno” Wikipedia, Wikimedia Foundation, ultima revisione 19 maggio 2020, https://it.wikipedia.org/wiki/Digiuno.

[2] Wilhelmi de Toledo F, Grundler F, Bergouignan A, Drinda S, Michalsen A (2019) Safety, health improvement and well-being during a 4 to 21-day fasting period in an observational study including 1422 subjects. PLoS ONE 14(1): e0209353. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0209353

[3] Nencioni, A., Caffa, I., Cortellino, S. et al. Fasting and cancer: molecular mechanisms and clinical application. Nat Rev Cancer 18, 707–719 (2018). https://doi.org/10.1038/s41568-018-0061-0

[4] Hannan, M. A., Rahman, M. A., Rahman, M. S., Sohag, A. A. M., Dash, R., Hossain, K. S., Farjana, M., & Uddin, M. J. (2020). Intermittent fasting, a possible priming tool for host defense against SARS-CoV-2 infection: Crosstalk among calorie restriction, autophagy and immune response. Immunology Letters, 226. https://doi.org/10.1016/j.imlet.2020.07.001

[5] Carmona-Gutierrez D, Bauer MA, Zimmermann A, Kainz K, Hofer SJ, Kroemer G, Madeo F. Digesting the crisis: autophagy and coronaviruses. Microb Cell. 2020 May 4;7(5):119-128. doi: 10.15698/mic2020.05.715. PMID: 32391393; PMCID: PMC7199282.

gramigna-pianta-curativa

Curarsi con le erbe: gramigna

La gramigna è un’erba infestante particolarmente comune dalle eccezionali proprietà fitoterapiche. Nei tempi passati era anche chiamata “grano selvatico” (Agropyrum), perché vagamente somigliante alle spighe del grano.
Il binomio scientifico della gramigna maggiormente diffuso è Elymus repens, alle volte si trova come Agropyron repens, Elytrigia repens oppure anche Triticum repens (nome scientifico che si trova nei testi antichi del XVIII e IX secolo).

L’erba contiene polisaccaridi (triticina, inositolo, mannitolo, mucillagini) e un olio essenziale.
Dai tempi antichi la gramigna viene impiegata per le indiscusse proprietà benefiche come diuretico e antinfiammatorio. Viene oggi utilizzata come rimedio anche contro dolori reumatici, gotta, disturbi cutanei di vario tipo e tosse, in quanto avrebbe proprietà lenitive per le mucose date dalle mucillagini in essa contenute[1].

Recenti studi scientifici hanno inoltre confermato che questa “erbaccia infestante” è in grado di prevenire e curare la calcolosi urinaria (o urolitiasi) dissolvendo i calcoli e inibendo il loro processo di formazione[2].

Come assumere la Gramigna

Tisana: in mezzo litro di acqua bollente, lasciare in infusione due cucchiai di polvere di radice per almeno 10 minuti, filtrare e berne 2 tazze al dì, lontano dai pasti;

Decotto: bollire 10 min. 5-10 g di gramigna per tazza di acqua; berne anche più di 2 tazze al dì;

Tintura Madre: preparata dai rizomi freschi, tit.alcol.65° XL, gtt 3 volte al dì.

[2] Kasote D., Jagtap S.D., Thapa D., Khyade M.S., Russell W.R., (2017), Herbal remedies for urinary stones used in India and China: A review, Journal of Ethnopharmacology 203, 55-68

nocebo-mascherina

Effetto nocebo, un serio pericolo per la nostra salute.

La paura, si sa, è la causa principale di meccanismi mentali che possono sviluppare processi psicologici come l’ansia, in grado di accentuare determinate sintomatologie e patologie.
Indubbiamente l’ansia anticipatoria è uno dei meccanismi cruciali nell’insorgenza di una risposta nocebo.
L’effetto nocebo è, pertanto, a tutti gli effetti il gemello cattivo dell’effetto placebo. Se quest’ultimo è dovuto ad emozioni positive che inducono un miglioramento clinico, l’effetto nocebo è, invece, frutto di emozioni negative che producono un peggioramento delle condizioni psico-fisiche.
Molto spesso, soltanto leggere in un bugiardino gli effetti collaterali di un farmaco quali cefalea, nausea, vomito, può produrre effettivamente questi sintomi[1].
Lo conferma uno studio dell’autorevole Imperial College di Londra, pubblicato da The Lancet nel 2017, che ha coinvolto diecimila partecipanti. Lo studio ha messo in evidenza come i pazienti informati sugli effetti collaterali di un farmaco siano coloro che lamentano maggiormente questi disturbi.

Quanto appena scritto porta ad uno dei paradossi che la scienza medica si sta trovando ad affrontare: dal punto di vista etico è un obbligo medico quello di riportare e mai nascondere eventuali effetti collaterali di una terapia, ma ciò rischia indubbiamente di indurre emozioni e aspettative negative che potrebbero far insorgere una risposta nocebo e aggravare lo stato di salute del paziente.

Aspettative negative possono essere indotte anche dai media, come sta succedendo nel caso dell’epidemia di Covid19: notizie allarmistiche rischiano di produrre effetti nocebo di massa, provocando sintomi che altrimenti non si verificherebbero[2]. E’ lecito chiedersi, alla luce di queste considerazioni profondamente scientifiche, come potrebbero cambiare le statistiche relative ai ricoveri Covid19 se il risalto mediatico e le decisioni politiche tenessero conto dell’effetto nocebo.

A partire da queste considerazioni è necessario ridefinire l’approccio verso il paziente. Non soltanto nel rapporto empatico medico-paziente, ma soprattutto nelle cure stesse che vengono somministrate.
Gli studi scientifici sul nocebo, che senza dubbio vanno proseguiti e approfonditi, devono aprire un dibattito, all’interno della comunità scientifica, su quella famosa locuzione latina, Primum non nocere, “innanzitutto non nuocere”. Uno dei più importanti principi etici della medicina, cardine del famoso giuramento di Ippocrate, oggi ripreso da tutti i codici di deontologia medica, ma effettivamente poco applicato nelle scelte terapeutiche, orientate sempre più spesso verso farmaci pieni di effetti collaterali anche devastanti.

[1] Benedetti F., (2018), L’effetto placebo Breve viaggio tra mente e corpo, Carocci editore, p. 41 

[2] Benedetti F., (2018), L’effetto placebo Breve viaggio tra mente e corpo, Carocci editore, p.42 

zenzero-antitumorale

Zenzero: un potente antitumorale

Iniziato l’autunno sono arrivati i primi raffreddori e influenze. Per quanto in tempi di Covid avere l’influenza possa apparire molto serio, in realtà un raffreddore, nome comune per definire una rinofaringite acuta infettiva virale causata solitamente da rhinovirus, può essere facilmente guaribile anche senza ricorrere ai medicinali (previo parere medico).

Esistono, come noto, vari ingredienti che la natura offre (ingredienti che in buona parte dei casi rappresentano i principi attivi dei medicinali che troviamo in farmacia) per facilitare il processo di guarigione, e su questo blog cercherò di affrontare l’argomento anche in maniera approfondita. Uno di questi rimedi naturali è senz’altro lo zenzero (Zingiber officinalis) il cui termine è di origine sanscrita (srngaveram) e significa “radice cornuta”. Si tratta di una pianta appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae, originaria della Cina meridionale, ma oggi largamente coltivata anche nella fascia tropicale e subtropicale e che presto vedremo, per fortuna, in vendita nei supermercati anche da agricoltura 100% italiana, grazie al Consorzio zenzero italiano.

Non ci sono antivirali efficaci per curare il “raffreddore” e sono poche anche le misure di prevenzione che ci offre la scienza medica tradizionale, ma questa pianta è utilizzata da 2.500 anni con effetti positivi anche in caso di febbre1.

Alla base delle proprietà curative del “ginger” ci sono i suoi composti bioattivi, tra i quali gingeroli, paradol, zingerone e shogaoli, ingredienti preziosi in grado di prevenire vari tumori portando all’apoptosi cellulare e all’inibizione della progressione del ciclo cellulare2. Secondo uno studio importante, oltre alle ben documentate proprietà antitumorali questa pianta, grazie ad un’azione anti-infiammatoria, può contribuire a ridurre il dolore muscolare a seguito di uno sforzo fisico e migliorare inoltre le condizioni dovute a disordini cardiovascolari, gastrointestinali e diabete mellito3.

Le pubblicazioni accademico-scientifiche sullo zenzero degli ultimi 10 anni sono ben 2580.

[1] Ali BH, Blunden G, Tanira MO, et al. Some phytochemical, pharmacological and toxicological properties of ginger (Zingiber officinale Roscoe): A review of recent research. Food Chem Toxicol. 2008;46(2):409–420. [PubMed] [Google Scholar]

[2] Nafiseh Shokri Mashhadi, Reza Ghiasvand, Gholamreza Askari, Mitra Hariri, Leila Darvishi, and Mohammad Reza Mofid Anti-Oxidative and Anti-Inflammatory Effects of Ginger in Health and Physical Activity: Review of Current Evidence . Int J Prev Med. 2013 Apr; 4(Suppl 1): S36–S42.

[3] Ann M. Bode and Zigang Dong. The Amazing and Mighty Ginger. Herbal Medicine: Biomolecular and Clinical Aspects. 2nd edition. Chapter 7